Una domenica sera agrodolce

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Ottobre si prospetta intenso, novembre anche peggio.
Vorrei aver ancora 20 anni e, per un po’, darmi alla macchia.
Se avessi saputo quanto sarebbe stata dura, me la sarei spassata a vent’anni.
Avrei cazzeggiato in università, avrei evitato di trovare subito lavoro, avrei scelto la via più semplice…

In questa domenica sera un po’ agrodolce, non avrei quel peso sul cuore per i prossimi giorni da affrontare.

O forse son solo io, che non riesco ad affrontare con leggerezza la vita.

Qualche suggerimento?

Fuggi fuggi

Oggi mi sono accorta che tutti i colleghi più in gamba ed esperti stanno andando via.
Tanti avevano contratti di consulenza e mani mano rifiutano di accettare appalti nuovi con i tizi con cui lavoro io.
Per fortuna!

Perché?

Perché il marcio che sto vedendo io allora c’è davvero!
Non sono pazza.
Si avvicina il momento di una scelta

Vogliamo Montalbano!!

Ok, lo ammetto, sul commissario c’ho fatto un pensierino da anni.
In quella casa in riva al mare non dico cosa non farei alle forze dell’ordine….

Ma non è questo il punto.

Un capitano, umorale, intelligente, che ama il suo lavoro, che guida una squadra, che….
Questo vorrei. Non ho doti da leader, non sono brava nell’avere la visione generale.
Vorrei una squadra, un buon capitano ed un buon motivo per fare quello che sto facendo

(Ndr, lo stipendio non rientra tra i buoni motivi)

Mamma ia, che ripicca!!

Solite cose, nulla di nuovo nel mondo di quelli in giacca e cravatta.

Però forse qualcosa di nuovo dentro me c’è:

per anni sono stata timorosa dei miei superiori, al punto da preferire essere libera professionista per non avere l’ansia di dover dipendere da qualcuno. Poi arrivò la crisi, la vecchiaia e non so cos’altro ed accettai un contratto (lo so, lo so, di ‘sti tempi è oro).

Faccio un lavoro molto simile agli agenti di commerio, sempre in giro.

Da contratto mi spettavano una serie di benefit, che sono quasi necessari visto che spesso non torno a casa a dormire.

Di tutti mi arriva solo l’auto, e sono forntunata rispetto ai colleghi che non hanno avuto neanche quella.

il mio superiore mi evita da mesi.

Io continuo a fare il mio lavoro, con coscienza ma senza più preoccuparmi di come andrà. Il mantenere questo lavoro, la garanzia di un futuro sicuro non sono legati all’operato ma ad una serie di mosse strategiche che per carattere non farò mai.

Oggi, unico giorno “di riposo” in ufficio, vengo posizionata nell’unica postazione libera. dalla parte opposta dello scanner e della fotocopiatrice. Che uso tantissimo quando sono qui.

credo di aver camminato qualche kilometro da stamattina ad ora.

Il capo mi chiama.

Penso: ok, mi da quel fottutissimo cellulare visto che sto seguendo clienti grossi e per ora (e per fortuna) va tutto benone.

Ti devo parlare:

I tuoi tacchi fanno troppo rumore.

 

Al di la del fatto che mi è apparsa l’immagine di dove volevo mettergli i miei tacchi e del fatto che la prossima volta arrivo in scarpe da ginnastica e me ne fotto di tutto….. ho pensato: ma cazzo, sono 5 mesi che lavoro qui e non sei stato capace di dirmi nulla, nè per le cose andate bene nè per quelle andate male.

Non i sei scusato per promesse non mantenute, non sei stato in grado di trovare neanche delle giustificazioni per ciò che hai promesso tu e poi non hai fatto. il tutto sempre con il sorriso sulle labbra,

ed oggi che sono qui sommersa dal lavoro, in una postazione del cazzo, vestita in un modo che non è il mio, mi rivolgi parola per delle fottutissime scarpe????

e comunque se anche voglio mettere dei tacchi non è per farmi vedere da te, ma per una bella serata con mio marito o con le mie amiche. cretino.

Ma sapete qual’è la cosa bella?

Normalmente mi sarei agitata, preoccupata di cosa lui pensasse di me.

Beh, è lui che si deve preoccupare di cosa io penso di lui.

 

Non sei la più bella del reame

Ebbene si, lo so.
Non lo sono. Ho sempre dovuto farmi un culo cosi fare fatica per ottenere qualcosa.
Come tante brave persone, so di non essere l’ unica.
A volte però le richieste e le pretese sono troppe. E provo a capire il perché. Non perché tocchi sempre a me, ma perché non ci sia quel comune senso del pudore o del limite che ti impedisca di spremere una persona finché non ce la fa più.
È chiaro che se a dirlo si è in due o tre si è un po più efficaci.
Ma oggi mi chiedo perché bisogna arrivare a dirlo. Perché non ci sia nulla che impedisca agli altri di mettermi in condizione di dire no.
E non prendete come scusa la crisi per favore

Quante parole inutili

Oggi mi è toccata una giornata buca al lavoro, un cliente si è ammalato ed io sono stata comoda e beata in ufficio.
Il capo mi ha dedicato mezzora in cui mi ha decantato la bellezza dell’azienda per cui lavoro che anche in tempo di crisi punta alla qualità. Il vice mi ha detto che siccome mi sono stati dati progetti grossi da seguire, potevo chiedere supporto tecnico e tempo per analizzare la situazione.
il vice del vice si è raccomandato che io avessi ben chiaro che il cliente va trattato bene.
Ero quasi commossa…
Poi, mentre tutti e tre uscivano in anticipo dall’ufficio, mi hanno fatto dire dalla segretaria che dovevi sbrigare “alcune cosucce”…
Rientro ora a casa
Ovviamente le cosucce mi hanno fatto buttare via tempo e fatica

Dalle mie parti si dice “tutti gay col culo degli altri”

(Solo perché sono una persona fine non l’ho messo come titolo)