Ripeti con me: io non sono il mio lavoro

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Giornate che iniziano alle 5
Mi alzo una o due ore prima di quello che serve ed inizio a lavorare
Poi salto in macchina e vado
A volte l’azienda è vicina, a volte meno
Rientro per le sette e mezza-otto
Spesso dopo cena, riapro il pc
Sto perdendo il senso della misura
Non riesco più a seguire quello che mi piace
Non mi ricordo più cosa mi piace

Ora un’influenza mi ha bloccata a letto
41 … non riesco neanche a pensare
So solo che non ricordo più come stavo quando avevo tempo per amici, palestra, rock…
Il lavoro va alla grande. Ma io no.

Ripeti con me:
Tu non sei il tuo lavoro

Sostenibile

Non so se c’è altra parola che odio più di sostenibilità… forse resilienza, ma quella la spiego un’altra volta.

Perché odio questa parola? Perché io ci credevo davvero alla sostenibilità. Prima di fare questo lavoro, prima di toccare con mano il marketing ad alti livelli.
Inizio a dubitare di qualsiasi cosa che venga definita sostenibile.

La mia nonna sapeva cos’era la sostenibilità. Andava a piedi ovunque. Faceva la spesa in paese un po’ alla volta. Mi sgridava se non chiudevo l’acqua del rubinetto alla velocità della luce, se lasciavo qualcosa nel piatto, se accendevo troppe luci e non le spegnevo al volo….
Mi diceva di mangiare la frutta di stagione, di mangiare un po di tutto, di non fidarmi di quelle porcherie dei bar, che la carne troppo spesso fa male, ma che bisogna mangiarla ognitanto, di comprarla al mercato che è quella del contadino che conosce lei.

Oggi leggevo un articolo di un tizio che per spiegare la sostenibilità conteggiava quanti kili si perdono andando in giro a piedi, poi suggeriva di comprare cibo a km zero…

Fosse ancora viva se la riderebbe.

Public relations

People

Sono pessima. Non ho la minima capacità nella gestione delle Pubbliche relazioni. Se sto facendo il mio lavoro, non ho alcun problema. Ho un mio ruolo chiaro e definito. Ma nelle relazioni umane quelle normali, sono un disastro. E la cosa brutta è che passo per scostante, altezzosa, antipatica… e chi più ne ha più ne metta.

Ecco il prossimo obiettivo è questo: tentare di correggere il tiro. Non necessariamente passando il mio tempo libero con gente di cui non mi importa nulla, ma investendo un pò di fatica nel gestire il genere umano che mi circonda.

Perchè?

perchè stare con la gente mi piace, è solo che ogni tanto sembra io non sappia come fare.

Up and down

Non capisco che succede. Umore altalenante. Un momento tocco il cielo con un dito, un altro credo che nulla abbia un senso.

Sto tentando un bilancio della mia vita:

Mi sono messa in proprio un anno fa, non ancora esattamente come vorrei, troppi legami vincolanti con un paio di clienti “aggressivi”, ma non posso lamentarmi, fatturo discretamente

Con il mio compagno questo è uno dei periodi più belli, tanto che ho paura che succeda qualcosa che rovini tutto

Ho più chiaro cosa posso eticamente accettare e cosa invece mi provoca conati di vomito, e proseguo nella direzione scelta

Ho pochi amici. Amici. Non migliaia di conoscenti. La distanza ha aiutato la selezione. Ne sono felice

Ho deciso di prendermi cura di me. Di affrontare la pseudo-celiachia che mi affligge da anni.

Ho ripreso il gusto di fare sport. Non solo per dimagrire o per farmi accettare dagli altri. Per sorridere dentro.

Eppure ho quel rospo in gola che non va giù.
Perché???

Stanotte non dormivo. Né io né il rospo.

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Disgusto

Gentili signori terroristi,

Allah è grande
Voi no

Non ho avuto il dono della vostra fede, ma rispetto il credo di tanti amici e colleghi
Non rispetto voi
In assoluto non rispetto del mio credo, che va al di la della religione che professo, vi auguro di scoprire che il vostro dio non sta apprezzando i vostri sforzi, che é anche particolarmente incazzato, che non andrete in paradiso e che tutte le donne che vi avevano promesso nell’ aldilà non ve la daranno. Esattamente come succedeva qui in questa vita.

Forse qualcuno migliore di me riuscirà in cuor suo a perdonarvi. Io no, per questo andrò anche io all’inferno.
Con tutte le attenuanti di una vita difficile in un paese difficile… no, non ce la faccio.

A una certa età…

Ok, devo ammetterlo.
Sto invecchiando.
Non che si veda tanto, stile giovanile, vestiti non troppo da signorina Rottermeir (quella di Heidi)…
Ma ora il cuore sta iniziando a fare cilecca. Sto facendo una serie di esami, entro ed esco (in giornata) dagli ospedali.
E mi guardo intorno.

Oggi c’era una coppia che compilava documenti per un’operazione chirurgica per lei. Non so di cosa si trattasse. Ma mi ha colpito la tenerezza dello sguardo di lui, che la calmava, che la faceva sedere e la aiutava a scrivere. Erano quarantenni come me.
Mi è venuto il magone, perché io ero li sola. Non che il mio compagno non mi volesse accompagnare. Ho insistito io per andare da sola. Lui ha continuato a mandarmi messaggi per dirmi che devo stare calma e che lui vuole solo che io sia serena.

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Ed allora la domanda più inquietante ha preso forma:
Perché voglio l’assoluta indipendenza?
Economica, operativa…
Non ho avvisato i miei genitori di questi esami. Non li voglio addosso.
Mi sembra normale essere sola. Affrontare la vita da sola.
Perché?